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ΠÅTΣR¥Æ

3 Cd Box Set

RECORDING OCTOBER 2022
MIXING AND MASTERING MARCH 2023
STUDIO ARTESUONO – CAVALICCO ( UDINE )
SOUND ENGENEER STEFANO AMERIO
ARTISTIC PRDUCTION STEFANO BATTAGLIA
TABULA RASA ENSEMBL
EXECUTIVE PRODUCTION ACCADEMIA MUSICALE CHIGIANA
CO-PRODUCTION SIENA JAZZ – ACCADEMIA NAZIONALE DEL JAZZ
COVER ASTRA LIMEN ARTWORK
PHOTOS ROBERTO TESTI
GRAPHICS MICHELA MARZONA SIMULARTE
SPECIAL THANKS STEFANO JACOVIELLO
NICOLA SANI ANGELO ARMIENTO

Available on

ELSA MARIT  in voice
STEFANO AGOSTINIflutes
CHRISTIAN THOMA oboe / english horn / bass clarinet
LUDOVICO FRANCO trumpet
COSIMO FIACHI soprano sax
TOBIA BONDESAN alto sax
FRANCESCO PANCONESI tenor sax
MARIA VICENTINI violin / viola
SARVIN ASA cello
MICHELE BONDESAN double bass
STEFANIA SCAPIN in harp
STEFANO BATTAGLIA piano / percussion
PIERLUIGI FOSCHI percussion
NICHOLAS REMONDINO percussion
GIUSEPPE SARDINA percussion

ΠÅTΣR¥Æ

Siamo abituati a considerare l’arte come l’attività che incarna l’espressione dei popoli, individuale e collettiva. Ogni segno della civiltà può essere artistico proprio quando testimone della presenza divina -in quanto creativa- dell’individuo nella sua verità più libera e autentica. La conquista è dunque considerare l’arte tutta come manifestazione delle culture del nostro pianeta, nella loro complessa specificità e diversificazione, superando definitivamente le odiose divisioni che alludevano ad una teorica contrapposizione tra culture alte, colte, accademiche e culture basse, folkloriche, primitive, popolari. E per ricreare un’ordine attraverso il quale orientarsi, abbiamo finito per denominare le diverse forme creative in linguaggi sbagliando. Definire la musica linguaggio è semplicemente insufficiente, così come ordinare le musiche in categorie separate e/o delinearne forzatamente un’appartenenza precisa attraverso confini grammaticali e sintattici comporta due rischi: il primo è l’omologazione, dal momento in cui tutti dovessero decidere -più o meno liberamente- di imparare lo stesso linguaggio, potenzialmente vivremmo l’incubo di sentire tutto il pianeta suonare la stessa musica! 
Dall’altro, lo svilimento, l’appiattimento dato dalla volontà di connotare e dividere facoltà e forme espressive complesse attorno ad una mera grammatica e sintassi con le sue regole e le sue strutture. Regole e strutture che nell’idioma corrente parlato e scritto sono caratterizzanti, utili e sufficienti a farci comprendere un senso senza equivoco, cercando proprio la maggior precisione, esattezza e chiarezza possibile, agendo dunque in direzione opposta e contraria rispetto al mistero e all’incomprensibile. Mistero che, al contrario, è il nucleo fondamentale dell’arte e dell’espressione individuale. L’arte potenzialmente unisce tutti proprio perchè abita il mistero di tutti, creando empatia proprio nell’indicibile, nell’incomunicabile e nell’incomprensibile, come quando dinanzi alla vita tutti rimaniamo toccati dalla sua bellezza, in ogni sua forma.
Il processo di globalizzazione e le varie forme di imperialismo culturale 
hanno reso le musiche globali proprio come la merce che ci scambiamo e, proprio come le lingue del pianeta, anche la musica ha subito un percorso di semplificazione, e sostanzialmente sono fiorite le forme più immediate di comunicazione. Proprio come l’inglese è divenuta una concreta opportunità per parlarsi ad ogni latitudine, vi sono delle musiche suonate e ascoltate da tutti. E la sofisticazione raggiunta nel Novecento è andata smarrendosi a favore di uno svilimento inarrestabile, di una immediatezza che annulla ogni possibile profondità, esplorazione, evitando le fatiche che ogni tipo di ricerca porta con sé. Idioma, musica e linguaggio hanno l’obiettivo di comunicare, questo è certo, e in tutti casi esiste una struttura grammaticale e sintattica; la differenza risiede nel livello di comprensione. 
La musica contiene intrinsecamente uno spazio misterioso ed indecifrabile -concretamente inspiegabile- perchè connesso con i misteri psico-emotivi della vita individuale, che rendono potenzialmente possibile la sua comprensione a chiunque abbia un sistema percettivo attivo, aperto e disponibile all’ascolto, all’attenzione e all’accettazione dell’altro attraverso il suo racconto.  Questa differenza, non da poco perchè coltiva al suo interno impegno e fatica, tradizionalmente rende la musica un linguaggio potenzialmente universale o, meglio, un metalinguaggio. Potente, complesso e totalizzante, in grado di legare le anime ad un livello più profondo della ratio, attraverso l’espressione di quella zona di mistero che tutti vorrebbero poter condividere, ma spesso hanno bisogno di strumenti che non hanno o pensano di non avere. E la musica glieli offre. Sono connessi all’empatia, alla compassione, dunque comprensibili anche in assenza di conoscenza della grammatica e della sintassi musicale. Persino quando il dialogo avviene tra individui la cui appartenenza culturale proviene da linguaggi, pensieri e idee completamente diversi. 
L’ossessione di costruire ponti e relazioni con altre forme espressive (la poesia innanzitutto, quindi la danza e la pittura) mi ha portato ad abitare in modo esplicito, diretto e consequenziale quel mistero. Mistero che non va spiegato ma vissuto, porta con sé rivelazioni totalizzanti dell’essere umano, e tutta questa “umanità” è un timone che guida ad esplorare inevitabilmente le ragioni dello spirito e dell’intelletto, sia nella sua instancabile ricerca di verità e bellezza (la poesia), sia nelle sue dimensioni separate per principio (religioni, filosofie e politiche) che nei suoi metafisici e affascinanti vasi comunicanti. Proprio durante l’idea recente di raccontare il miracolo attraverso le parole di Matteo nel suo Vangelo (Kum!), accogliendone il peso sul piano simbolico, magico e spirituale, mi è scattato il desiderio preciso di confrontarmi con il suo teorico opposto e dunque con la materia, cercando un contatto con la forma concreta per farne emergere tutte le implicazioni possibili tra musica e scienza, sia sensibili che soprasensibili, strutturali e visionarie al contempo. Intanto è importante cercare di definire nel modo più oggettivo il significato di questa parola multiforme, lasciando agli approfondimenti le sue infinite capacità di coinvolgere complementari e opposti come scienza e metafisica, religione e filosofia, chimica e matematica, fisica e meccanica, delineando da subito i tanti stimolanti punti di contatto con la metascienza musicale, in un senso a-idiomatico ma concreto, esclusivamente parametrico.
In estrema sintesi sappiamo che la materia è tutto ciò che è dotato di una massa e che occupa uno spazio o, ancor più in generale, quanto risulti visibile e percepibile con i nostri sensi. Sappiamo anche che le sue proprietà fondamentali sono volume, massa, peso, densità, durezza, colore, odore, temperatura, conducibilità elettrica e stato fisico.
La cosa affascinante è che ciò di cui è fatta la materia (atomi, molecole, particelle) in realtà non è umanamente percettibile, proprio come in questi secoli abbiamo imparato essere zone della materia che inglobiamo senza averne coscienza ma di cui subiamo la forza intrinseca. Ad esempio, lo abbiamo appreso osservando da ogni possibile angolatura il macro dell’immagine di un invisibile e assai combattivo virus assomigliare ad una qualche meravigliosa e coloratissima creatura floreale di qualche mondo ignoto. Immediate le associazioni con la materia musicale che ne possono derivare, soprattutto in relazione con i parametri costituenti, ciò di cui è fatta la materia musicale, carne e sangue: il suono, il ritmo, la melodia e l’armonia.
Quindi la sua capacità semantica di dire e raccontare, attraverso i suoi parametri narrativi: la dinamica, la continuità -e il suo opposto discontinuità- e la densità -e il suo opposto rarefazione. Inoltre la materia viene catalogata in sostanze pure o miscugli. Le prime sono i materiali che hanno proprietà intensive come densità, temperatura di fusione e peso specifico, mentre i miscugli sono un insieme di sostanze pure mescolate tra loro. Anche in questo caso la musica mantiene in scala e attraverso proprie caratteristiche questo pensiero di aggregazione: un organico orchestrale come il nostro Tabula Rasa Ensemble ci porta ad associare direttamente le potenzialità timbriche e armoniche di valori potentemente evocativi come purezza o mescolanza, sia da un punto di vista estetico attraverso le tante contaminazioni idiomatiche, sia attraverso la sua sostanza grammaticale e sintattica.
Contaminazioni che nell’ultimo secolo si sono velocizzate 
e moltiplicate in modo impressionante grazie alla facilità degli spostamenti e dei consequenziali mutamenti antropologici, mettendo a dura prova la riconoscibilità stessa delle varie diverse identità e caratteri nella loro fonte originaria, contribuendo quindi a nuove identità e nuovi caratteri.
Se la materia è tutto ciò che occupa uno spazio, che ha volume e che possiede una massa, la sostanza è una porzione di materia che possiede specifiche proprietà fisiche e chimiche.
Se la materia è formata da molecole, a loro volta formate da atomi, la musica è formata da soggetti invisibili ma necessari e insostituibili, come le cellule ritmiche, melodiche, i dettagli timbrici, ecc. E qui ancora s’innescano in modo affascinante fisica e metafisica, perchè se è vero che possiamo vedere, gustare, odorare o udire la sostanza, non siamo in grado di fare lo stesso con la materia di cui è fatta: non ne abbiamo la percezione. Così come quando eseguiamo una partitura il risultato complessivo, nel suo macro, ci giunge nella sua complessa interezza, senza la necessità di un ascolto micro analitico in grado di avere percezione di ciò che compone il tutto. In una scrittura morfologica musicale, utile alle nostre improvvisazioni, ho cercato di determinare dei possibili punti di contatto oggettivo, sia nella esplicita terminologia associativa, sia nella eventuale descrizione fenomenica dell’oggetto, con le sue caratteristiche interne. Nel linguaggio comune, e lui sì è proprio un linguaggio, siamo abituati a designare con l’aggettivo materiale tutto ciò che può cadere sotto la percezione diretta dei nostri sensi esterni: diciamo materiale quello che si vede, si tocca, si odora, si gusta e di cui si può udire il suono. Allo stesso modo una musica ha corpo quando la sua materia (l’entità timbrica, ritmica, melodica e armonica) esprime forza, ricchezza e complessità attraverso i suoi soggetti, i temi. Con il termine materia viene indicata indistintamente una sorta di tessuto costitutivo dei corpi, indipendentemente da come esso si differenzia nei diversi tipi di corpo da altri tipi diversi di corpo. La necessità di introdurre una simile terminologia nasce in particolare dall’esigenza di distinguere ciò che causa un’esperienza sensoriale da ciò che è all’origine di un’esperienza di natura diversa come quella interiore del pensare, del provare emozioni, del ricordare e del volere, che si presenta come fondamentalmente imponderabile, immateriale. Musicalmente le cose si complicano quando questi ponti portano ad un’analisi più dettagliata e complessa che coinvolge fenomeni straordinari come la luce, o ambiti di ricerca come il mondo microscopico, quello biologico, o quello della mente umana. 
Solo un esame più attento permette di comprendere meglio le caratteristiche di questi mondi e di precisare il significato del termine materia anche in rapporto ad essi, allo scopo di rendere pluridimensionale e meno possibile pretestuosa l’ambizione del dialogo con la musica, sia attraverso l’improvvisazione che la composizione. Nello studiare le possibilità concrete di questi vasi comunicanti, ho appreso che storicamente si sono venuti a costituire due approcci al problema della materia: uno che possiamo chiamare filosofico-metafisico-qualitativo e un approccio che oggi qualifichiamo invece come quantitativo scientifico. Ciascuno di questi due modi di accostare gli argomenti ci offre degli elementi di interesse molto significativi per costruire seriamente il nostro dialogo tra musica e materia. E sono tra loro complementari in quanto colgono lo stesso oggetto da punti di vista diversi. Il desiderio, o l’ambizione, o forse la scelta di comodo perchè di fatto una nonscelta, anche se ha finito per moltiplicare il lavoro e rendere ciclopica tutta l’opera nella sua complessità, è stata quella di affrontarli ed esaminarli entrambi, per quanto possibile. Ho cercato di creare un ordine il più possibile neutrale, utile innanzitutto a me per non schierarmi istintivamente, indagando infine persino quegli aspetti che non solo non sono esclusivamente scientifici, ma che non sono nemmeno esclusivamente filosofici, e che riguardano più direttamente la metafisica, in esplicita continuità con il nostro recente Kum! In fondo, come già detto, proprio nella descrizione di un miracolo, questo desiderio di confronto con la materia e la metafisica era già emerso prepotentemente. E più si approfondisce la materia e più essa stessa ci appare un miracolo, in sé, proprio come avviene per la musica: più ci sei dentro e la abiti e più ti regala mistero.

 

3 CD BOX SET

ATÓMIA

0101 Tabula Rasa Ensemble

KORA

0107 Tabula Rasa Ensemble

STATI DI AGGREGAZIONE

0108 tabula rasa ensemble

PrecedentePrevious ReleaseVox Humana
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